Blexbolex. Una parola che sembra quasi l’onomatopea di… boh! Un qualche blob alieno che ‘cola’ giù da degli scalini. Invece Blexbolex è il nome di penna di Bernard Granger, autore e illustratore di alcuni volumi per bambini che considero dei veri e propri capolavori.
In un’intervista a LiberWeb, Granger ha detto che questa parola dal suono magico e bizzarro l’aveva inventata da bambino e che, nel momento di dover scegliere come firmare i suoi lavori da pubblicare, gli è tornata alla mente.
“Non ha senso”, dice “e mi piace per questo.” E aggiunge: “Ancora oggi cerco di conservare quella leggerezza e quell’ironia che la parola sembra richiamare. È diventato una sorta di bussola per me.”

Blexbolex arriva nel modo dell’editoria per l’infanzia un po’ per caso e riesce a ottenere il giusto riconoscimento quando inizia a dedicarsi a degli imagier, ovvero dei volumi che raggruppano un insieme di immagini o disegni di oggetti, animali, frutti… insomma, un insieme di oggetti, in genere con qualcosa in comune, accompagnati anche dal relativo nome. Quei libri che tutti noi usiamo per mostrare ai bambini molto piccoli le cose del mondo e insegnar loro tante parole nuove.

Immaginario e Stagioni sono i titoli che lo fanno conoscere al pubblico italiano. Sono due imagier, appunto, che raccolgono un archivio di immagini legati alla gente, il primo, e alle stagioni, il secondo.
Non si tratta, però, di imagier di tipo… classico. Anzi, ci sono un paio di cose che vanno sottolineate.

La prima è legata alle immagini e al come sono realizzate. Si tratta di una caratteristica che Blexbolex si porterà sempre dietro rendendolo, in fin dei conti, un vero e proprio marchio di fabbrica. Questo suo stile nasce dal passato nel campo della serigrafia. Avendo per molto tempo lavorato nella stampa, l’autore ha a lungo utilizzato questa tecnica. Ora (e qui riporto quanto dice lui in alcune interviste, perché io non ne so abbastanza), la tecnica di base della stampa è la separazione dei colori. Per ricostruire un’immagine, dice, e consentirne la riproduzione bisogna comprendere e ripristinare i componenti dell’immagine stessa. È quindi necessario scegliere bene i componenti. Infatti, se si osservano le sue immagini, salta subito all’occhio l’attenzione che Blexbolex pone nella scelta dei colori da utilizzare, spesso una palette limitata proprio per richiamare la serigrafia (ma non solo), così come una scelta ben precisa delle immagini raffigurate.
La seconda è il lavoro di accostamento. In pratica, Blexbolex incomincia con una soluzione classica di questo tipo di libri, quindi con associazioni tra parole e immagini ‘standard’, che si susseguono una pagina dopo l’altra seguendo un filo conduttore, per arrivare poi a inserire associazioni meno immediate, o sequenze apparentemente più slegate, andando a creare così qualcosa di differente e inatteso.

In un’intervista rilasciata a Scaffale Basso, l’autore dice che: “Il contenuto di questi libri non è che una declinazione di ciò che queste parole contengono in potenza, tutto il libro è una sorta di dialogo, un susseguirsi di variazioni sul tema. Una volta che una parola viene fuori, è come se si fosse messo in moto un ingranaggio difficile da controllare. Da una parola, infatti, ne scaturisce sempre un’altra, perché nessuna, anche se relativamente precisa, è definitiva (almeno io la penso così). […] Poi arriva il disegno che in qualche modo turba l’ordine delle parole, lo mette in discussione.”

Turbare. In effetti è una parola che si accosta bene alle opere di Blexbolex, perché in ognuna di esse c’è qualcosa che potrebbe turbare il lettore adulto. Non si tratta di cose sconvenienti, ma piuttosto di cose che, girata la pagina, potrebbero non essere capite.
Questa cosa diventa sempre più evidente man mano che si procede a leggere l’opera dell’autore.
In Ballata, per esempio, in un certo senso Blexbolex riprende l’imagier ma lo trasforma in qualcos’altro. L’idea di partenza, infatti, era di farne uno dedicato alle storie, ispirato alle Romance, che erano canzoni popolari che raccontavano sempre la stessa storia, si ripetevano, ma che, allo stesso tempo, venivano spesso ‘modificate’ dal cantante di turno.

Ecco, Ballata è questo: una specie di catalogo degli elementi narrativi di una storia classica che, rivelandosi, costruiscono la storia stessa. Una volta giunta alla fine, però, questa lista-storia riparte in maniera uguale ma diversa: la storia è infatti la stessa ma a volte si aggiungono elementi, a volte si tolgono, altre si modificano. Diventa così un libro di tante storie identiche e differenti, inserite in una storia più grande che ha la narrazione stessa al suo centro.
Esatto, mi verrebbe quasi da dire che questo altro non è che un libro che racconta la meraviglia del creare storie, di come le storie siano cose vive, che cambiano, evolvono, eppure con radici antiche, comuni.
Ma il senso di turbamento più alto, probabilmente, lo si ha sfogliando Vacanze.

Vacanze è un libro senza parole che racconta le vacanze, appunto, di una bambina.
Ammetto che fatico a entrare più nel dettaglio della storia perché… beh, intanto perché rovinerei la sorpresa e poi perché, in effetti, è difficile raccontare una storia che sì, ha una trama, ma che allo stesso tempo lascia l’interpretazione estremamente libera. Eccolo, quindi, il turbamento.
Potremmo comunque dire che questa bambina va in vacanza dal nonno e poco dopo arriva anche un altro ospite, un elefantino antropomorfizzato. Questa presenza è scomoda, scompiglia le aspettative della ragazzina e così parte l’avventura.
Vacanze, lo ammetto, è il mio Blexbolex preferito. Fin dall’oggetto libro, che si presenta meraviglioso e misterioso al tempo stesso, con questo dorso simil-pelle, quasi a voler sembrare una specie di vecchio diario, pronto per essere riempito con, appunto, i ricordi delle proprie vacanze. È un oggetto tutto sommato piccolino, quasi tascabile, ma quante cose sorprendenti ci sono al suo interno!
Vacanze suona come una sorta di inno. Un inno alle vacanze, ovviamente, alla giovinezza e all’avventura, ma anche alla gelosia infantile e, allo stesso tempo, all’amicizia. Vacanze è libertà. È affetto. Ma è anche mistero, un mistero irrisolvibile. “Cosa significa questa pagina? E questo passaggio? Ho davvero capito quello che l’autore voleva dire?” Qui il turbamento è imperante. Sono sicuro che la maggior parte degli adulti, sfogliandolo, non saprà come gestire un volume del genere. Ma di questo, magari, parleremo in futuro.
Di certo Vacanze è un libro che andrebbe lasciato libero.
Potrebbe sembrare più ‘avvicinabile’ Padron Gatto e, in effetti, è forse il più lineare tra i lavori di Blexbolex. Riprende, come intuibile già dalla copertina, la figura del gatto con gli stivali (ma del resto c’è sempre qualcosa di fiabesco, nei suoi lavori) per raccontare una storiella breve ma decisa dove il felino, buttato fuori da una finestra, atterra su un bel paio di stivali. Da quel momento è libero, sia di vagabondare che di essere se stesso. E quando poi incontrerà una lepre poco furba…

La storia non ha molto a che vedere con la fiaba originale ma di sicuro i due gatti condividono una grande intelligenza e una mirabile astuzia. Padron Gatto, in fondo, è proprio una storia di furbizia e di libertà e queste due parole combinate assieme possono anche portare ad azioni e discorsi che potrebbero essere percepiti come poco edificanti. Ma la verità è che Blexbolex non è uno che gioca al ribasso e che crede, o almeno così ritengo io, nella verità. Padron Gatto è un po’ un bulletto, un comandante caustico, ma è anche un bambino che sperimenta i propri limiti e i propri desideri e le proprie libertà. Padron Gatto è puro istinto di sopravvivenza ed è giusto che sia così.
Infine… Incantesimi. Un’opera ‘monumentale’ se paragonata al resto della produzione di Blexbolex. Un lavoro che richiama tutti i precedenti e che allo stesso tempo va oltre, fa un passo in più. Un volume imponente nel formato e nella mole ma anche, e soprattutto, nella fantasia.

Credo che, in qualche modo, Blexbolex abbia sempre parlato, tra le altre cose, di libertà e, infatti, l’ho nominata più volte in questo pezzo. C’è la libertà delle parole, degli accostamenti e quindi anche delle emozioni e delle sensazioni. C’è la libertà di inventare e cambiare. La libertà di essere. E c’è, indubbiamente c’è, la libertà di immaginare e di non porsi limiti. Incantesimi non se ne pone affatto. Continua il lavoro di scardinamento che l’autore porta avanti da sempre e spinge sull’acceleratore della fantasia. Questo si traduce in una storia che offre continue sorprese. È un’opera di trasformismo continuo. Niente è quello che sembra e tutto può essere, e diventare, qualcos’altro.
Questo è un libro che parla di storie e che con le storie gioca. Gioca anche con la forma, con una scelta anche materiale interessante, con queste pagine ‘non tagliate’ che rimandano all’idea che dalla pagina (o da altri spazi) si possa passare, uscire e, perché no, rinascere. È una storia che sorprende perché sembra non chetarsi mai ma, anzi, spingersi sempre oltre. È una storia che non si può raccontare. O meglio, sì, c’è una caccia, ci sono inseguimenti, ma a metterla così sembra solo di sminuirla.
Incantesimi è un mondo, e come tale va solo esplorato.

A rileggere quanto scritto mi rendo conto di non aver detto nulla, in verità. Nulla che mi faccia dire: “Sì, ho reso giustizia al genio di questo formidabile autore”. E sì, me ne rendo conto di star usando molti aggettivi ingombranti, ma la verità è che di Blexbolex sono profondamente innamorato e, com’è giusto che sia, l’amore è impossibile da spiegare.
Il problema, forse, è che è difficile raccontare davvero i lavori di Blexbolex perché, nel farlo, si finisce con il ridurre tutto a qualche frase che potrebbe apparire sciocca o, peggio, niente di che. Ma la forza di questo autore sta proprio nella sua opera. Bisogna leggerla/vederla/sfogliarla per capire cosa fa davvero. Si potrebbe anche non capirla, del resto fa parte del gioco, ma di sicuro non lascia indifferenti.
Le opere di Blexbolex sono opere anarchiche. Non hanno regole e sono ribelli, sfacciate e vivaci e, sì, perturbanti. Sono anche opere che meritano di essere accolte.
Mi fermo qui. Aggiungo solo che a fine novembre uscirà, sempre per OrecchioAcerbo, un nuovo lavoro di Blebolex, Il mistero del Capitano Brett, e io non sto più nella pelle.