• Siamo circondati dai dati. Ce ne siamo indubbiamente resi conto nel periodo della pandemia, quando venivamo costantemente sommersi da valanghe di numeri circa contagi, tamponi, morti, ecc. Ci viene inoltre ricordato, praticamente ogni giorno, dai social o da tutti quei siti dove si può acquistare qualcosa o inserire le nostre email perché dobbiamo dare il consenso al trattamento di questi benedetti dati.

    Ma che cos’è un dato?

    Per rispondere a questa domanda ho deciso di citare Donata Columbro, una giornalista che si occupa proprio di dati e che attraverso questi ci racconta parte del mondo in cui viviamo. Columbro è anche autrice di svariati testi che partono, appunto, dai dati e, in questo contesto, mi sento di citare Ti spiego il dato, pubblicato da Quinto Quarto Edizioni, che costituisce un prezioso e agile strumento per imparare a leggere i dati che possiamo, in fondo, trovare ovunque.

    Ma torniamo a noi. Per quelli più pigri si può trovare una definizione di dato in un breve video che Donata Columbro ha realizzato per la scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, dove spiega che un dato è

    la descrizione di un fenomeno che viene osservato e codificato in forma di numeri

    e poco dopo aggiunge che

    il dato serve per confrontare, per studiare delle caratteristiche che si ripetono in comportamenti, luoghi o tempo.

    Ci tengo ad aggiungere anche una citazione tratta da una puntata della sua newsletter, sempre chiamata Ti spiego il dato, (iscrivetevi perché è molto interessante):

    Il dato, anche per il pubblico meno literate, meno esperto, non è più una sorpresa, un’anomalia all’interno di una notizia o di un post sui social, ma uno strumento con cui leggere una parte di mondo e per cui si attivano aspettative altissime.

    Eh già, i dati ci aiutano a leggere il mondo. In fondo, se ci soffermiamo a pensarci un attimo, è facile rendersi conto di quanto alla specie umana piaccia raccogliere dati per poi catalogarli, suddividerli e farci dei grafici. Tralasciando il lato speculativo, credo che questo si colleghi alla sensazione di benessere che dà il mettere ordine. Organizzare il tutto in specie, famiglie, sottocategorie, il comparare le dimensioni, le capacità… dà la sensazione di riuscire a capirci qualcosa del mondo in cui viviamo. Ora, se leggete o leggerete Donata Columbro capirete presto che i dati possono anche essere usati in maniera più subdola, per portare “acqua al proprio mulino” (e Columbro ci spiega anche come tentare di ‘sgamare’ questi furbacchioni). È però indubbio che sì, questo lavoro su dati e informazioni, che per forza di cose si rapportano con noi e il nostro modo di vedere il mondo, aiutano a posizionarci dentro questo pianeta, a mostrarci cosa siamo in relazione a ciò che ci circonda. E poi… bè, sì, i dati raccontano una storia e, a seconda di quali dati si decide di condividere, si possono raccontare storie diverse.

    Questo tipo di informazioni, queste storie, non sono però appannaggio dei soli adulti. Negli ultimi anni sono usciti alcuni titoli interessanti che affrontano dati, grafici e catalogazioni e li mettono a disposizione dei lettori più piccoli. La bellezza di questi volumi è l’immediatezza con la quale riescono a comunicare informazioni, mostrandoci il mondo che ci circonda in maniera differente.

    Parto con il titolo più ‘semplice’ tra quelli che proporrò in questo pezzo, ovvero Animali in cifre.

    Direi che l’intento di questo libro sia intuibile già dal titolo. La storia che l’autore vuole raccontare riguarda gli animali, o meglio, riguarda i rapporti tra gli animali, perché i dati valgono quando sono in relazione con altri dati. Non posso avere un dato unico; non racconterebbe nulla. Mettendo in relazione, quindi, i dati di animali diversi nasce un racconto che parla di relazioni, biodiversità e, sì, anche di quanto siamo piccoli, noi umani.

    Ho definito questo come il libro più semplice tra quelli che proporrò perché, di fatto, si tratta di un volume che rappresenta i dati nella maniera più standard possibile, quella che un po’ tutti conosciamo, quindi con istogrammi, grafici a torta, ecc. realizzati in maniera (concedetemi il termine) ‘classica’.

    La forza di Animali in cifre sta, a mio avviso, nelle domande alle quali i grafici rispondono. Tento di spiegarmi meglio.
    Molti libri per bambini dedicati agli animali, specialmente degli ultimi anni, tendono a esporre delle curiosità. Questo viene fatto per vari motivi, secondo me. Intanto parlare di animali è molto ‘vago’ e il tema rischia di essere molto ampio. Concentrarsi su degli aspetti curiosi, quindi, limita il campo d’azione e, in fondo, poco importa quello che si lascia fuori perché, appunto, ci si concentra su delle cose ‘eclatanti’, mentre se si dovesse raccontare tutto, anche di una sola specie, ne verrebbe fuori un volume immenso. Dall’altro lato, poi, la curiosità è qualcosa di molto accattivante. Io per primo sono un fan dei libri di curiosità. Leggerli è più ‘facile’ perché ti viene raccontato qualcosa di bizzarro, di particolare che incita il volerne sapere ancora.

    Il rischio di operazioni di questo tipo (ce ne sono di ottime e di meno buone, ovviamente) è, a mio avviso, di sminuire il tema in sé. Cioè… l’animale è bello/simpatico/interessante perché fa quella cosa lì. Mi viene in mente una citazione, credo tratta da Jurassic World, in cui si dice che ogni anno le persone che visitano il parco vogliono qualcosa di più grosso, con più denti… il dinosauro normale non basta più. Ecco, il rischio è quella cosa lì, secondo me, che l’animale ‘normale’ non basti, che serva la particolarità stramba.

    Quello che viene fatto in Animali in cifre, invece, è si, in fondo, raccontare curiosità (chi dorme di più? Chi resiste nell’acqua bollente? Quale animale causa più morti tra gli umani?), ma il fatto di mettere in relazione le differenti specie veste questo tipo di racconto in maniera diversa. Non c’è più la singola informazione bizzarra, ma c’è il racconto di come svariati animali si comportino in relazione a qualcosa, o in determinate situazioni.
    Senza contare che, appunto, offre un bellissimo sguardo su quello che i dati e i grafici possono raccontarci, anche quando sono ‘semplici’.

    Vogliamo poi parlare della chicca in seconda di copertina?

    Sono invece molto più ‘artistici’ i modi con i quali ha scelto di rappresentare i suoi dati geo-grafici Regina Giménez.

    L’Altlante geo-grafico è, innanzitutto, un’opera d’arte.
    Sì, si tratta di un testo di divulgazione e sì, ci sono molte informazioni e molti dati e infografiche e grafici. Ma è anche, e forse soprattutto, un libro illustrato da una mano indubbiamente talentosa e di certo interessata a rendere esteticamente appagante il contenuto.
    Sfogliare L’Atlante geo-grafico non è come sfogliare Animali in cifre. Le scelte cromatiche, di disposizione… tutto concorre a creare un certo piacere visivo. Del resto, la stessa Columbro citata all’inizio racconta dell’importanza di avere dei grafici che siano anche belli, perché ovviamente la partecipazione del lettore sarà diversa.
    In questo caso, quindi, l’interesse alla lettura non sarà stuzzicato solo dai dati interessanti (e anche curiosi) che vengono forniti, ma anche, e forse soprattutto, dal desiderio di voltare pagina per rimanere nuovamente meravigliati dalle nuove rappresentazioni visive.

    Il libro di Giménez è un libro che parla della terra. Per farlo parte dall’universo nel quale questa ‘fluttua’ per poi arrivare a raccontare di quello che sulla terrà c’è: vulcani, fiumi, montagne, continenti, ecc.
    Ogni coppia di pagine racconta un aspetto di questo nostro mondo, con un testo breve ma efficace che riguarda l’argomento e poi una grande infografica vestita molto bene.

    Sebbene anche in questo esempio non manchino le curiosità, è palese che la vera sostanza del volume stia nel dare un’infarinatura generale sulla geografia del mondo. L’efficacia del progetto sta però, appunto, nel come sono stati realizzati i grafici, che risultano auto esplicativi senza nemmeno il bisogno di andare a leggere i dati. Ecco quindi che l’isola più grande è rappresentata dal cerchio più grande, oppure, per capire qual è il fiume più lungo sarà sufficiente trovare il serpentello blu che occupa più spazio nella pagina.

    Un buon insegnamento passa per la bellezza, si potrebbe dire.

    (Piccola parentesi: simile all’Atlante geo-grafico esiste anche Montagne, sempre della stessa autrice. L’idea è praticamente la stessa ma con una tematica più ‘ristretta’).

    L’uso dei dati, però, come abbiamo detto, racconta storie diverse a seconda di quali dati si decide di utilizzare. Fenomeni, in questo senso, fa un passo più in là.

    Fenomeni raccoglie 124 tavole, ognuna rappresentante l’infografica di qualcosa. Sono 124 argomenti diversi tra loro che spaziano, come suggerisce il sottotitolo del volume, dall’impollinazione all’origine delle comete. La trovata interessante, però, è costituita dagli abbinamenti che gli autori hanno deciso di fare. Quando apriamo il libro, in pratica, ci troviamo ogni volta davanti a due pagine che trattano ognuna un argomento differente ma che, in qualche modo, si legano tra loro.
    Due esempi: la conchiglia delle chiocciole abbinata alle abitazioni mobili e la fluorescenza e fosforescenza abbinata all’inquinamento luminoso:

    Questo non è un libro propriamente per bambini. Di sicuro, però, saprà suscitare la giusta curiosità nei ragazzini, che possono rimanere affascinati da alcuni accostamenti o da alcune informazioni. Ce n’è davvero per tutti i gusti e, oltre alle curiosità, il racconto che ne esce è quello di una connessione profonda tra quello che riteniamo frutto dell’intelletto umano e quello che invece succede già in natura (ma non solo). Anche qui, in qualche modo, proprio come in Animali in cifre, ci viene mostrato il rapporto tra uomini e mondo, tra i vari fenomeni che accadono, che esistono su questo pianeta (e non solo).
    Alcune volte sarà impossibile rimanere indifferenti all’incredibile somiglianza tra due fenomeni del tutto sconnessi. Altre sarà interessante scoprire cose che non si sospettavano. E sempre con una semplicità resa possibile dalle infografiche accessibili, comprensibili.

    Raccogliere dati non richiede, però, di essere necessariamente degli specialisti in una qualche materia. Non è necessario concentrarsi solo su qualcosa di particolare, o di spettacolare. L’azione di raccogliere dati la possiamo fare tutti, anche direttamente su noi stessi. Un po’ come scrivere un diario, analizzarsi ci racconterà qualcosa di noi.
    Ce lo ‘spiega’ Sono io, sono proprio io, un libro per bambini ‘scritto’ da Giorgia Lupi e Madeleine Garner.

    Giorgia Lupi, qualche anno fa, a proposito di ‘grafici belli’, aveva realizzato, insieme a Stefanie Posavec, un progetto davvero interessante. Sia Lupi che Posavec sono information designers, cioè persone il cui lavoro è proprio rendere semplici, organizzare in maniera chiara, delle informazioni complesse.
    Per un anno, Lupi e Posavec hanno raccolto e misurato dei dati relativi alle proprie vite e li hanno trasformati in infografiche che poi sono state spedite tramite cartoline. Il risultato è stato raccolto in un libro, dal titolo Dear Data. Io vi lascio qui giusto qualche esempio preso dal sito del progetto.

    Sono io, sono proprio io, in un certo senso, prende vita dalla stessa idea, e cioè il raccontare le giornate di un bambino attraverso la raccolta dati e le infografiche che ne scaturiscono.

    Il risultato, a mio avviso, è estremamente interessante.
    In pratica, a ogni pagina il giovane protagonista racconta qualcosa che fa, qualcosa che gli è successo, e la grande illustrazione a doppia pagina è l’infografica di quanto è stato raccontato.

    La bellezza di questo progetto non sta, secondo me, nella storia in sé, quanto nel fornire un esempio concreto di quello che il piccolo lettore può fare nelle sue giornate. È infatti altamente probabile che, dopo la lettura, si voglia provare a cimentarsi nello stesso lavoro di raccolta dati. Intanto perché il risultato è davvero molto bellino esteticamente, e poi perché si è proprio portati a voler provare, a vedere cosa ne uscirebbe se il protagonista fossi io, proprio io.

    La cosa interessante non è il fornire una qualche sorta di competenza di data collection a un bambino (per carità!). La cosa interessante è che questo ti porta a fare attenzione a cosa capita nelle tue giornate e a scoprire le cose belle e le cose brutte che accadono e a valorizzare quello che viene vissuto. Questo libro ti da, secondo me, la possibilità di notare e notarti meglio. E, in fondo, ti mostra che ognuno di noi è protagonista di una storia. Spesso più intricata di quello che si potrebbe pensare.

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