Non ho l’età

Ho iniziato a diventare un lettore in seconda media. Sì, avevo leggiucchiato qualche Piccoli brividi in precedenza, ma non ero un lettore, ero solo uno che cercava di compiacere la madre e il professore di lettere.

Poi sono stato chiamato.


Ricordo molto bene che in quel periodo si faceva ancora pubblicità dei libri in tv e c’era questo romanzo, Ramses, che ogni volta che passava tra un programma e l’altro, con le sue sabbie del deserto, mi affascinava. Passai parecchio tempo a osservare quello spot. Volevo quel libro. Lo volevo davvero!

Non saprei dire come mai i miei genitori non me lo presero. Lo consideravano poco adatto? Lo ritenevano uno spreco di soldi, vista la mia quasi totale indifferenza ai prodotti letterari? O forse, molto semplicemente, per una qualche ragione nemmeno glielo chiesi. Però ricordo bene che un giorno, mentre ero in giro da solo, entrai in edicola e lì, su uno di quegli espositori girevoli, c’era una copia del secondo romanzo della saga, La dimora millenaria, nell’edizione I Miti a soli 6.900 lire.

Dovevo prenderlo!

Per un po’ lo tenni nascosto, perché avevo speso dei soldi senza permesso. Ma in quel nasconderlo mi misi subito a leggerlo.
Fu un’esperienza del tutto nuova per me. Non avevo mai provato una fascinazione simile per un testo scritto. Mai! Ogni volta che potevo mi immergevo in quella storia. Poco importava che non si partisse dall’inizio (era il secondo volume). Ne ero catturato! Ed ero lento. Ci misi moltissimo tempo a finirlo perché non ero abituato. Ma lo finii. Credo di aver molto sorpreso anche mia madre, che infatti non mi fece storie per acquistare i volumi successivi.

Qualche tempo dopo, a scuola, il professore di lettere si inventò l’ora di lettura. Una volta a settimana ognuno si portava un libro da casa e lo si leggeva per un’oretta. Io ovviamente portai il volume della saga di Christian Jacq che stavo leggendo in quel momento. Credo fosse La regina di Abu Simbel. Tutto filò liscio fino a quando l’insegnante ci chiese di leggere ognuno una paginetta, partendo dal punto in cui ci trovavamo.

Tremai.

Ramses aveva una vita sessuale piuttosto intensa e l’idea di incappare in una di quelle scene proprio nel momento di lettura ad alta voce mi terrorizzava. Ero in imbarazzo anche solo a pensarlo.
Ricordo che cercai un punto sicuro. Mentre gli altri facevano la loro declamazione, io mi davo da fare per trovare una scena tranquilla che potesse essere abbastanza lunga da non farmi incappare in situazioni imbarazzanti nemmeno nel caso avessi dovuto leggere più a lungo del previsto. Ma quando arrivò il mio turno il professore mi saltò. Magari si trattò solo di una svista, ma ho sempre creduto che fosse stata un’azione voluta.

Non credo si potesse considerare Ramses come un titolo da consigliare a un bambino. In verità non era tanto forte a livello di contenuti, ma c’era indubbiamente della violenza e parecchio sesso. Mia cugina, per esempio, che aveva la mia stessa età ma era già una grande lettrice, etichettò quei libri come storie vuote in cui non si faceva altro che scopare. Non aveva tutti i torti, sebbene all’epoca non la vedessi affatto così. Però è indubbio che non sarebbe stato considerato un libro per bambini. Invece a me cambiò la vita.


Ho fatto questa lunga confessione non tanto per raccontarvi i fatti miei, ma per arrivare a parlare delle fasce d’età che vengono applicate ai libri per ragazzi e della percezione che noi tutti, in particolare genitori, insegnanti, animatori, abbiamo di esse.

Mi sembra inutile specificare cosa volessi dire con questa introduzione a tema egizio; è chiaro che la mia esperienza mi porta a considerare poco positivamente i ‘limiti’ delle fasce consigliate, ma ci sono stati alcuni recenti episodi che mi hanno portato a riflettere su questo argomento.

Per esempio, qualche tempo fa mi sono imbattuto in un post su Facebook nel quale una mamma chiedeva dei consigli di lettura per sua figlia di seconda elementare che stava attualmente leggendo Harry Potter. Questa semplice domanda ha dato il via a una serie di commenti nei quali molti genitori ritenevano Harry Potter poco adatto per quell’età. Una persona pensava per esempio che un bambino di sette anni non potesse comprendere tutte le sfumature di quei titoli, specialmente negli anni in cui Harry è adolescente.
Una discussione simile mi aveva invece visto parzialmente coinvolto qualche tempo prima e riguardava Pinocchio, questa volta ritenuto poco adatto per bambini di 4/5 anni. I discorsi erano in sostanza gli stessi: a una certa età non si può comprendere tutto quello che il titolo in questione può offrire.

Lo ammetto. Io e mio figlio di sette anni stiamo leggendo, insieme, Harry Potter. Il mio pensiero non può che rivelarsi di parte, ça va sans dire. Per onor di cronaca mi sento anche di precisare che questa lettura è stata una sua idea.
Detto ciò, le motivazioni per cui letture di questo tipo sarebbero poco adatte mi inducono a una digressione che vira nuovamente sul personale.


Ho molto amato Addio fantasmi di Nadia Terranova.
Se dovessimo dire di cosa parla questo romanzo potremmo sicuramente elencare svariate cose, ma non c’è dubbio che il tema portante della storia sia la perdita del padre e le conseguenze che questa perdita hanno sulla protagonista del libro. Quella che però è nato in me durante e dopo la lettura è stata una riflessione, tutt’ora in corso, su come anche il più piccolo gesto di un genitore possa impattare l’intera vita di un figlio. In particolare, a colpirmi erano state delle azioni, anche innocenti e di poco conto, della madre della protagonista, quasi disinteressandomi dell’ingombrantissima assenza del padre. Tutto questo nasce da un mio personale bisogno di interrogarmi costantemente circa la genitorialità ma anche da una lettura fatta quasi in contemporanea al romanzo di Terranova, ovvero L’educazione, di Tara Westover. Probabilmente i due testi, nella mia mente, si sono accavallati portando i loro sentieri verso una direzione parzialmente comune e a me particolarmente cara.
Di entrambi i libri ho in parte parlato qui.

A questa digressione mi sento di aggiungerne un’altra: ho da poco terminato la ri-lettura de Le Onde di Virginia Woolf.
Io, sebbene non da sempre, sono uno di quei lettori che ama sottolineare i libri che legge. In quest’occasione, in particolare, ho deciso di usare un colore che fosse diverso da quello usato nelle sottolineature della mia lettura precedente. Mi piaceva l’idea di verificare se ci fossero delle differenze di percezione. E sì, ce ne sono state. Anzi, in questa rilettura ho evidenziato quasi esclusivamente cose che la prima volta non avevo nemmeno preso in considerazione. A colpirmi, in pratica, sono state intuizioni completamente differenti dalle precedenti.

Queste due digressioni, probabilmente è chiaro, vogliono mostrare almeno un paio di concetti:

  1. un romanzo non ha un ‘messaggio’ univoco. Non dice a tutti la stessa cosa. Ovvio che la trama sarà la stessa per tutti, ma poi ogni lettore prenderà o lascerà qualcosa a seconda della propria sensibilità, della proprie esperienza, del proprio io.
  2. anche un adulto non coglie mai tutto quello che un buon libro ha da offrire. Un buon libro, e sottolineo buon, sa darci cose diverse a seconda del momento in cui lo leggiamo, dello stato d’animo in cui ci troviamo, delle cose che abbiamo vissuto.

Questo mi porta a dire che ritenere un libro non adatto a un bambino perché sarebbe incapace di poter prendere tutto quello che c’è da prendere, tutte le sfumature, porta a un doppio errore: un’autodichiarazione di onnicomprensione e una svalutazione delle capacità del bambino.

Decidere che un bambino di sette anni non può leggere Harry Potter perché non sarebbe in grado di cogliere quel suo essere adolescente è un racchiudere il bambino, ma anche il testo stesso, in due scatole con tanto di etichetta e istruzioni. Non viene concesso, in questo modo, la libertà di prendere o dare quello che capita. Ma non viene nemmeno concessa la bellezza del provare difficoltà, dell’imparare cose nuove, del crescere.
E si tratta anche, inconsciamente, di pensare che quello che ho colto io di un testo sia quello che tutti colgono o dovrebbero cogliere. Ma per fortuna la buona letteratura non è così limitata e limitante.


C’è poi la storia del Premio Andersen.
Lo devo ammettere, sono rimasto un po’ confuso da alcune scelte fatte nella suddivisione delle categorie.
Probabilmente lo sapete tutti, le categorie principali del premio sono suddivise in fasce d’età. Ebbene, ho trovato alcuni titoli di questa edizione 2021 fuori posto. Uno su tutti, La scimmia dell’assassino, candidato nella fascia 12+, ma per me adatto alla fascia precedente, ovvero 9-12. Una cosa simile era successa qualche anno fa con Ultimo venne il verme, una scelta quella forse anche più ‘strana’, visto che pur essendo candidato tra i 12+ io lo farei tranquillamente leggere dalla prima elementare. Gli esempi possono essere molti altri, ma credo bastino questi per quello che voglio dire.

Volontariamente o involontariamente che sia, ritengo che nel momento in cui un premio di settore cataloga un titolo in un determinato modo, quella decisione avrà delle conseguenze. Se quindi Ultimo venne il verme viene etichettato come 12+ da un premio molto conosciuto in Italia, vien da pensare che molti lettori lo considereranno come tale.

Ma cosa si sta facendo, esattamente, quando si colloca un testo per un’età minore in una fascia più alta? Si sta semplificando l’offerta rivolta a quel pubblico e, allo stesso tempo, si sta togliendo quel prodotto a un pubblico che invece lo avrebbe potuto apprezzare. E ritengo che questo discorso sia strettamente collegato allo sconsigliare Pinocchio a un bambino di 5 anni o Harry Potter a un bambino di 7.

Si sta semplificando.

Si stanno svalutando le capacità dei lettori.
Si decide che certe cose non sono comprensibili e si entra così nel rischio di una catena di semplificazioni continue che coinvolgono la lingua, i messaggi, le strutture.


Mi torna in mente un episodio di qualche anno fa.
Quando venne pubblicato Macchine mortali in Italia, la fascia indicata dall’editore era 11+. A mio avviso un pubblico corretto, in linea col prodotto in questione.
Quando qualche anno dopo scoppiò la moda degli young adult, specialmente sulla scia di Hunger games, Mondadori ripubblicò Macchine Mortali con una copertina più ‘adulta’ e con una destinazione prettamente young adult, ovvero 13+.
Ora, è chiaro che questa è una palese scelta di marketing, ma è una scelta non priva di conseguenze. Anche in questo caso si sta dicendo che un testo pensato per undicenni è in verità perfetto per i quattordicenni. La lingua che verrà quindi presentata a un ragazzo di prima superiore è quella in verità pensata per uno di prima media, e così la relativa struttura, gli eventuali messaggi, ecc.

È un problema se un tredicenne si abitua a leggere libri per bambini di dieci anni, o meno?
Perché riteniamo i nostri bambini così incapaci di poter affrontare un testo complesso? E perché riteniamo che dovrebbe poter cogliere tutto e subito, alla prima volta? Perché non contempliamo la possibilità di riletture o anche solo di pensieri che, col tempo, crescono?


Quando io lessi Ramses non era il sesso a interessarmi, cosa che invece aveva notato subito mia cugina, lettrice esperta. Io adoravo la grandiosità di un personaggio che aveva amore, potere, saggezza. E amavo quella civiltà in grado di erigere città dal nulla, nel deserto.
Quando un bambino di prima elementare legge Harry Potter magari non nota le sfumature legate alla ribellione adolescenziale, ma sarà in grado di perdersi tra i corridoi di Hogwarts, avrà paura di Voldemort ma vorrà sconfiggerlo, volerà su una scopa cercando di acchiappare un boccino d’oro… e può bastare questo. Poi, se vorrà, un giorno potrà rileggerlo, oppure no, oppure il seme piantato in lui sarà stato così forte da fiorire in riflessioni più mature quando i tempi saranno giusti. Perché un’altra cosa bella dei buoni libri è che non scadono. Si possono riprendere in mano e saranno comunque buoni.


Quanti di voi hanno letto solo libri consigliati per la propria età? O il proprio sesso? O la propria istruzione?
Quanti hanno letto invece quello che semplicemente volevano leggere?
Quanti di voi hanno letto libri di nascosto?
Quanti di voi hanno compreso sempre tutto quello che un libro sapeva donare?
Quanti di voi non hanno capito un romanzo eppure sono rimasti lettori?

Se io non avessi seguito il mio istinto e avessi rinunciato a leggere Ramses perché considerato un romanzo per adulti, forse non sarei mai diventato un lettore.
Questo non significa che bisogna che un bambino di sette anni legga Harry Potter, ma se lo vuole perché no? E cosa ci sarebbe di male, poi, nel proporre qualcosa di leggermente più ‘difficile’?

Credo sia importante tornare a dare la giusta dignità ai nostri figli e ai testi a loro destinati. Dobbiamo avere più fiducia nelle loro capacità e nelle infinite potenzialità di un buon libro. E dobbiamo accettare il fatto che ogni lettore è libero di prendere quello che vuole da un libro, anche cose che noi non consideravamo, o non volevamo. Anche niente.

  • Il romanzo di Ramses, di Christian Jacq, Mondadori
  • Harry Potter, di J. K. Rowling, Salani
  • Pinocchio, di Carlo Collodi
  • Addio fantasmi, di Nadia Terranova, Einaudi
  • L’educazione, di Tara Westover, Feltrinelli
  • Le onde, di Virginia Woolf, Einaudi
  • La scimmia dell’assassino, di Jakob Vegelius, Iperborea
  • Ultimo venne il verme, di Nicola Cinquetti, Bompiani
  • Macchine Mortali, di Philip Reeve, Mondadori
  • Hunger Games, di Suzanne Collins, Mondadori

Se non avete librerie di fiducia, in questa pagina vi consiglio alcuni luoghi dove poterti rifornire dei titoli citati nel post.

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